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Quando abbiamo smesso di giocare?

Era estate, i pomeriggi interminabili, il tempo era un concetto così lontano, così irrilevante,
esistevano soltanto i giochi, il rincorrersi, il giocare con il più strafico dei palloni: il Super Santos (2.500 lire di investimento!). Mamma mia e quanto era caro!!!!!
Si giocava senza fine, c'era sempre qualcuno con cui far qualcosa, giocare con la
corda, giocare a "un... due... tre stella!", a far le verticali al muro, le ruote, nascondino,
acchiapperello, il gioco della settimana con il gesso!!!

Ogni giorno c'era un viso nuovo nel gruppo…

Quando è finito tutto questo? Dove sono finite la leggerezza e la semplicità del gioco? Dove è finita la capacità di entusiasmarsi, di accendersi, di animarsi, di ridere da soli o in compagnia? Dov'è finita la capacità di fantasticare, di visualizzare l'impossibile, di credere nei sogni, di crederci intensamente tanto da non arrendersi; perché arrendersi non viene proprio considerato. L’unica opzione è credere ancora più intensamente nel sogno, nella forza dell´ immaginazione, quella capacità così unica, così personale di riuscire a visualizzare l’acqua nel deserto e volare semplicemente con una maglietta speciale. Dove è finita la fiducia? Dov'è? È sicuramente nascosta da qualche parte, non persa. Se abbiamo trascorso almeno 10 anni della nostra vita a credere nei sogni, a credere nella nostra capacità di immaginare, allora possiamo cercarla e ritrovare la voglia di giocare, di sorridere, a ridere tanto da aver male al viso. E sapete cosa c'è? Oggi è ancora più divertente farlo, perché è una scelta consapevole: prendersi del tempo per se stessi, occuparsi di se stessi. Come?

Prendersi 10 minuti di vacanza, volare un attimo via, addirittura gratis, meglio di un low cost, raggiungendo il posto. Il momento in cui posso essere leggera, in cui ho il permesso di sognare, il posto in cui tutto è possibile, dove posso diventare poliziotta, dottoressa, panettiera e rockstar o tutto insieme; perché no?

Prendiamoci a cuscinate, raccontiamoci delle storie, mangiamo cioccolata come se non ci fosse un domani. Corriamo più veloce della luce, rincorriamoci, giochiamo a braccio di ferro, apriamoci al nuovo, rischiamo, sbucciamoci le ginocchia, indossiamo vestiti carini e improvvisiamo una sfilata…

Mentre siamo affaccendati a giocare agli adulti, diamoci il permesso di ritornare fanciulli senza guardare l´ora. Questo è il tempo del gioco e il gioco guarisce.

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